venerdì 27 gennaio 2017

Addio ai monti....

 Reinterpretando una partitura manzoniana

Abbiamo giocato a immedesimarci in chi si allontana dai propri luoghi per andare incontro ad un futuro incerto: i monti dei “Promessi sposi” si sono trasformati, sotto il nostro sguardo, nelle colline della Valpolcevera o delle località di montagna che frequentiamo in vacanza. Ognuno ha colorato il quadro con un diverso sentimento, toni realistici o di fantasia. Il risultato ci fa pensare a quanto sono importanti le nostre radici, ma anche al fatto che cambiare orizzonti è un’esperienza importante e comune a tutti.


Addio a Genova

Addio monti, che mi avete ospitato per tutti gli anni della mia infanzia; addio torrenti che scorrete liberi tra i monti... dovrebbero tenervi più puliti, poverini: appena dal cielo cade la pioggia, uscite dal vostro letto e sconvolgete i paesi che attraversate.
Addio ville sparse e biancheggianti sui pendii, che state tranquille e ospitate i vostri cari.
Quanto è triste vedere chi è cresciuto tra voi allontanarsi! Quanto più si allontana dalla costa, i suoi occhi sfuggono, per la troppa tristezza, alla vista del grande faro che da secoli conduce le navi nella retta via; è troppo veder la città, che è stata la tua culla, sfumare lentamente all'orizzonte.
Addio casa natale che mi hai ospitato insieme ai miei cari; dove ho passato i momenti più belli della mia infanzia insieme alle persone che vivevano con me.
È adesso che ripensi ai momenti più belli della tua infanzia, mentre il vento ti soffia tra i capelli e vedi la tua città sfumare lentamente all'orizzonte e una lacrima scende lungo le tue guance.

Giorgia




Addio ai forti

Addio forti, trionfanti sulle alture, tra i quali feci passeggiate ed escursioni.
L’aria fresca del mattino e della sera d'inverno screpola mani e bocca e d'estate danno sollievo dalla calura.
Case e abitanti tutti che mi avete conosciuto, addio!
Quanto è triste e lento il passo di chi è obbligato ad allontanarsi dai propri luoghi natii per trovar la propria la strada.
Addio, casa natia, dove ho vissuto momenti indimenticabili, dove ho imparato molto di ciò che so e dove l'amore non manca mai.
Addio chiesa, dove le campane tante volte suonarono a festa. Addio, mia isola felice, sede
di tranquillità.

Giulio

Addio a Bolzaneto

Addio Bolzaneto, piccolo borgo di Genova, luogo della mia vita e della mia nascita. Qui ho vissuto molti anni della mia vita, molti bei momenti; ora sono costretto ad andarmene, quasi senza respiro, e mi sembra strano lasciare questo luogo pieno di ricordi.
Il posto non era gran che, un ex-quartiere industriale con molta sporcizia e rifiuti; la maggior parte degli edifici erano sporchi e imbrattati con le bombolette spray, però lì c’erano  i miei nonni, la mia bisnonna e tutti i miei più cari amici.
Oggi rivolgerò quest’ultimo sguardo a questo sporco borgo e vorrei salutare tutti i miei amici di persona, ma purtroppo non è possibile.
Ormai è arrivato il momento di andare: sono salito sulla macchina che si sta allontanando lentamente. Andrò  in un’altra città, dove maturerò dei nuovi ricordi.
Quelli della vecchia città saranno sempre con me.

Davide



Addio a Lavagna
Addio ai monti, alle mie colorate colline, alla neve che attecchisce nei freddi inverni sulle mie strade, addio alle ville sparse e biancheggianti sul pendio, addio alle vie e ai quartieri a me cari.
Addio ai volti che non ho conosciuto, addio a chi ha condiviso la propria anima con la mia, addio alla mia famiglia che ringrazio per questa possibilità, addio alle conversazioni e alle voci a me conosciute, che ormai formano un’eco d’addio.
Addio!
La tristezza, il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!
Benvenuta la speranza di una vita, un lavoro, un’esperienza migliore; ed è proprio la speranza, amica del coraggio, ad avermi spinta al di là di quelle mura in cui mai il desiderio di allontanarmi aveva girovagato nel mio stanco e confuso capo.
Quanto più avanzo nel piano, il mio occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria mi par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case che al di là di quel sottile vetro, ormai rimasto l’ultima corazza dei miei ricordi, sembrano senza vita, tutte ugualmente uguali, identiche, come quelle strade che paiono labirinti, per chi come me, non le conosce abbastanza, o non le conosce affatto; labirinti nei quali la mia persona sta già naufragando, come pargoli incapaci a restare a galla.
Il dimenarsi dei miei pensieri, giovani gabbiani intrappolati in un corpo fermo, abbandonato al destino, un fato scelto, non per scelta, ma per speranza.
La mia vita lasciata in quella città, che mi ha accolto, e cullato con forti braccia, tutte le speranze del futuro, i progetti, la famiglia svaniti in un secondo, appena il mezzo aveva iniziato ad incamminarsi.
Albe e tramonti, campagne e città, laghi e pianure, mi accompagnano in questa nuova avventura.
Addio, casa natia, dove ho imparato ad udire le melodiche voci e a saperle distinguere, dove anche girata di schiena, ho imparato a conoscere i passi dei miei cari; dove i miei ricordi sono di casa, dove ho trascorso gli attimi più belli, addio alla mia città di mare, addio, addio…
Porterò nel mio umile cuore ogni particolare, ogni volto, ogni melodia, ogni sapore e profumo, che ha segnato la mia storia nel profondo, ogni libro che mi ha resa la persona odierna.

                                                                                                                                     Sara T.


Addio a Cogne
Addio, o monti che vi elevate al cielo con cime ineguali. Io son cresciuto tra voi; nelle estati d’infanzia mi avete accompagnato e per sempre rimarrete impresse nella mia mente.
Con amici e familiari venivo a visitare laghetti e fiumiciattoli, in cui le dighe talvolta facevano impetuoso il suono dell’acqua dei torrenti che scendeva nella Val di Cogne.
Quanto è triste il rumore del motore della macchina carica di bagagli che s’ allontana...
Ripenso alla fantasia che mettevamo nel costruire barchette, attratti dalla speranza che potessero galleggiare. Si disabbelliscono in questo momento i bei ricordi e si tornerebbe allora indietro; quanto più si avanza in autostrada, la benzina dell’auto diminuisce chilometro per chilometro e l’aria, avvicinandosi a Bolzaneto, si fa sempre più torrida, le casette di montagna sostituite dai grattacieli urbani a cui già ho messo gli occhi addosso con disprezzo. Ma chi non avrebbe voluto scappare da questa monotonia giornaliera, quando ormai staccati ci eravamo dalle quotidiane abitudini? Addio, casa di vacanza in cui i pensieri tranquilli sono rimasti…
Di tal genere erano appunto i miei pensieri alla fine delle vacanze estive, mentre la macchina si avvicinava sempre più a Bolzaneto.

                                                                                                                              Federico

Addio a Macugnaga

Addio monti, ispiratori e consolatori, ascoltatori di mille pensieri: addio!                                                                           
Cari amici di chi vi chiama casa, ma anche dei foresti che contemplano il vostro splendore.                                          
Titolo di famiglia meritereste per tutte le volte che a braccia aperte avete riaccolto i figli che come pecorelle smarrite reclamavano la via di casa.                                                                                                                  
Oh torrenti, compagni di lacrime ma anche di giochi bambineschi, il vostro moto che mi cullava e il vostro scroscio che accompagnava i singhiozzi di un bimbo caduto, ferito.                                                                  
Ville sparse e biancheggianti sul pendio, misteri che impegnavano pomeriggi interi per i piccoli investigatori che si chiedevano cosa si celasse oltre quelle mura così intrise di pensieri, parole, sentimenti, lacrime e sorrisi, così intrise di vita.                                                                                                           
Macugnaga, paese mio, come posso dirti addio?                                                                                                    
Il dolore e l’ardore di chi, voltandosi un’ultima volta ad ammirarvi, se ne allontana!                                                            
I ricordi che attanagliano il cuore e la mente già impregnata di dispiacere e coraggio nel compiere l’atto, la certezza che là dove l’anima andrà, non sarà mai casa come tra quei boschi così ricchi di minuziose meraviglie che non tutti riconoscono al primo sguardo.                                                       
Quanto più si avanza nel piano, l’occhio inumidito di lacrime non vede più gli alberi dai colori brillanti, il freddo pungente sottopelle, che ormai svanisce con la speranza di tornare indietro.                                                                                                                                               
Addio casa natia, rifugio fatto di parole ma silenzioso come una notte stellata nella galassia più infinita.                                                                                                                                                                                
Addio a tutto, tutto ciò che mi ha resa me stessa fino a questo istante.
                                                                                                            Benedetta



Addio alla campagna
Io sono costretta da un giorno all’altro ad abbandonare i miei amati monti, ai quali sono molto affezionata, per andare a vivere in città. Mentre sono in macchina con la mia famiglia, do l’addio ai miei monti.
Mi mancheranno tanto.
Non sentirò più il rumore dell’acqua dei miei torrenti, non vedrò le ville sparse sul pendio.
Sarò triste, perché sono cresciuta in mezzo alle mie fortezze ed ora mi devo allontanare.
Nel mio pensiero ricorderò i momenti passati all’aria aperta, dove bastava un mio grido e sentivo l’eco.
Non dimenticherò i miei amati amici e i momenti che ho passato con loro.
I miei amati monti sorgevano dalle acque del lago dove si rispecchiavano ed io, che sono cresciuta lì, non potrò mai scordare le loro cime alte.
Mano a mano che mi allontano le figure diventano sempre più piccole e l’aria si fa sempre più pesante. In città le case sono tutte attaccate, le strade sono caotiche e mi danno un senso di soffocamento.
Addio casa mia, mi mancherai tanto.

Sara R.













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