mercoledì 31 maggio 2017

Immagina di essere in guerra.....classe 2B (a.s.2016/2017)




Nel corso dell'anno, la classe IIB ha partecipato al laboratorio di lettura-ascolto-gioco "Immagina di essere in guerra".
Guidati da Daniela Carucci, i ragazzi hanno ascolato e letto brani del libro "Immagina di essere in guerra" di Janne Teller (Feltrinelli-finalista al Premio Andersen 2015). La riflessione è stata guidata dalla domanda "Se in Italia ci fosse la guerra, tu dov andresti?".
Ecco alcuni stralci degli elaborati dei ragazzi:


“Oggi è venuta una signora a leggerci un libro intitolato Immagina di essere in guerra. Il libro racconta di un ragazzo come noi che, siccome in Italia c’è la guerra, deve emigrare in Egitto.”
Valentina

“Daniela ha chiesto a sei di noi di rimanere fuori dall’aula. Dopo essere entrati in classe anche noi, abbiamo bendato il resto dei compagni, in modo che potessero immedesimarsi in quello che stavamo leggendo.”
Veronica

“Io all’inizio ero un po’ preoccupato, perché non sapevo cosa facevano i miei compagni.”
Riccardo

“Principalmente la cosa che mi è piaciuta di più è stata la lettura del libro che ha ispirato tutto il seguente laboratorio.
La lettura è stata eseguita con un megafono mentre io e il resto della mia classe eravamo bendati.
Il fatto di essere bendata mi ha messo in allerta: le bende erano bianche e non vedere niente, non so, mi dà fastidio. Dopo un pochino sono riuscita a rilassarmi e ho apprezzato molto, mi ha tenuto distante da distrazioni e ho potuto far viaggiare meglio la fantasia per ricreare la storia nella mia testa.”
Sofia

“Forse tra tutti i laboratori è stato il mio preferito. L’ho detto perché mi è sembrato che non fosse come ogni laboratorio, che ci sembra fantastico solo perché saltiamo delle ore di scuola giocando, ma questo l’ho preso come una cosa seria. In quelle due ore abbiamo letto un libro, abbiamo discusso dell’argomento, abbiamo giocato e abbiamo scritto delle frasi sul tema e sui nostri pensieri.”
Alicia

“Questo laboratorio mi è piaciuto perché mi ha fatto ricordare i paesi che affrontano realmente questi problemi, che a noi sono estranei, ma che in alcuni paesi come la Siria sono attualissimi.”
Cristian

“ … è stata un’esperienza bellissima, soprattutto quando ci hanno bendati, perché sembrava di essere in quella storia. Poi è stata bella la parte del saluto perché se si capitava con un compagno con cui magari non si sta sempre insieme, lì si ha avuto modo di starci assieme.”
Aurora

“Abbiamo fatto diverse attività in cui c’era sempre un elemento che le distaccava o ne faceva parte: la musica. Questa cosa mi ha stupito perché non  mi era mai successo di fare a scuola un’attività accompagnata dalla musica. [...]
Mi è piaciuto molto raccontare una storia con Veronica e Agustin [...] perché ognuno di noi ha proposto qualcosa e alla fine è uscito un bel lavoro, una bella storia.
Ovviamente tutte le attività mi sono piaciute, ma una in particolare, quella dei saluti, perché è stata molto divertente e creativa.”
Marta

“All’inizio a fare questo saluto eravamo solo in tre, poi piano piano si sono uniti altri compagni. Questo ci ha fatto riflettere su come si possono sentire gli immigrati che arrivano in un paese straniero, dove è difficile socializzare. Infatti queste persone non sempre vengono accolte bene e spesso hanno difficoltà a inserirsi. Anche a noi talvolta possono sembrare diverse, perché parlano una lingua diversa e hanno una cultura diversa, ma grazie al laboratorio abbiamo capito che, anche con semplici gesti come un saluto, un sorriso o un abbraccio, possiamo dialogare con tutti, nonostante le differenze. ”
                                   Laura

“Dopo la lettura abbiamo scritto sul tessuto bianco (utilizzato per bendarci) un pensiero o un commento sulla storia, poi lo abbiamo depositato all’interno di una valigia e ciò mi ha colpito molto, perché era come se con quella valigia fossimo dovuti partire da un momento all’altro, proprio a causa della guerra, come il protagonista della storia.
[…] Tutto si è concluso con un momento che secondo me è stato dei più belli. Prima a coppie e poi insieme, dovevamo inventarci un saluto a gesti; infatti abbiamo immaginato di non conoscerci e di essere tutti stranieri, di una nazionalità differente dagli altri, quindi non potevamo salutarci parlando perché non ci saremmo capiti, perciò dovevamo farlo utilizzando i gesti.”
Chiara

“Il laboratorio mi è piaciuto molto ed è stato molto interessante. Mi piacerebbe rifare una cosa del genere. Poi tutti abbiamo collaborato e in tanti sono stati con compagni diversi per fare più amicizia.”
Martina

“A coppie dovevamo inventare un saluto e poi, mentre lo mostravamo alla classe, anche altre persone potevano inserirsi e partecipare al tuo saluto, un’esperienza veramente diversa dal solito, ma ricca di emozioni e sentimenti”.
Samuele

A gruppi di quattro persone dovevamo presentare una scena o una riflessione per dire se quella emozione che era descritta sul cartellone l’avevamo già provata o sentita raccontare da altri.
Sai, diario, all’inizio sembrava noioso, ma poi è stato divertente e interessante.
Matteo

Dove mi trovo adesso tutto è diverso: la religione, la lingua, il cibo… Mi mancano tanto i tempi in cu giocavamo a carte in famiglia, mentre ora non è più possibile.
Tommaso, lettera ispirata a “Immagina di essere in guerra”

“Siamo scappati e siamo partiti per la Spagna, perché in Italia c’era la guerra. Abbiamo trovato una casa abbandonata e siamo rimasti lì.
Sentivamo notizie bruttissime: tantissimi morti, gente ferita e case distrutte. Io sentivo la mancanza del mio paese. Avevo paura di non ritornare più a casa mia, mi sentivo sola, non mi piaceva dove stavo, avevo paura per il futuro del mio paese.
[…] Ritornammo, ma era tutto distrutto. Casa mia era danneggiata, ma dopo un po’ di tempo hanno messo a posto tutta la città. Non la guardo più con gli occhi di prima.”

Veronica, testo ispirato a “Immagina di essere in guerra”


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